UNA SETTIMANA BENE SPESA

Abbiamo preso coscienza, parlando e soprattutto ascoltando: che ciò che serviva non erano grandi cose; l’emergenza è stata affrontata egregiamente a livello locale anche se con colpevoli ritardi, nel consegnare le casette, nel predisporre sgomberi, demolizioni, rimozione delle macerie, ecc…
Con le maniche rimboccate e fazzolettone al collo ci siamo dati da fare, una piccola, piccolissima goccia nel mare di necessità.
Come prima pattuglia ci siamo messi a disposizione facendo alcune, poche, cose:
-           Potando la siepe di un giardino in una frazione di Amatrice
-           Montando una libreria in una casetta SAE ( Soluzioni Abitative in Emergenza) al Campo Zero
-           Fornendo 50 metri di tubo con irrigatori da allacciare all’unica fontanella pubblica per annaffiare i vari alberelli e siepi messi a dimora e poi abbandonati
-           Montando un telo ombreggiante su un gazebo in legno non coperto per realizzare un piccolo centro di aggregazione ove potersi sedere all’ombra, parlare, giocare, socializzare
-           Stando giornalmente a contatto con le persone, aiutando nelle piccole cose , ascoltando, giocando a carte, facendo comunità…
-           Poi…  poi è finita la settimana e siamo ritornati a casa sostituiti però da un’altra pattuglia che sarà avvicendata ogni settimana da un’altra fino a metà luglio.
E’ stata una settimana faticosa; pernottavamo nella base scout del MASCI “ Riccardo Della Rocca” a Rieti
spostandoci ogni giorno ad Amatrice.
Abbiamo incontrato gente meravigliosa dalla quale abbiamo imparato tante cose e siamo usciti da questa esperienza più ricchi con la soddisfazione di avere fatto quel poco non ad anonimi, a volti visti  sullo schermo tv,  ma a persone in carne ed ossa, ad amici, a fratelli ai quali abbiamo forse ridato un po’ di speranza.
Non si può dimenticare questa settimana, le persone incontrate, le partite a carte, le chiacchierate, la nascente volontà di programmare il futuro in contrapposizione ad un forte sentimento di impotenza e rassegnazione: “Amatrice è finita”.
Amatrice, un paese ferito, colpito duramente ma non abbattuto!
Con la voglia di ricominciare, di guardare al domani non muore la speranza come quelle due rose che abbiamo visto, bellissime, in mezzo a tanti calcinacci.

 

Speranza

Un mucchio de rovine, tanti carcinacci,
nun se vede la strada che ce stava.
Tra la porvere, i cocci e l’artre cose
‘n lampo de colore: so’ du’ rose.
Stanno lì tra ‘na ringhiere e ‘n trave,
Du’ sole cose vive ‘n quer mortorio,
Sembrano dì: io resto qui, nun fuggirò,
io nun m’abbatto, si c’ ho du’ gocce d’acqua camperò.

Ciggì                                                          

Ladispoli 30 giugno 2017
Franco Nerbi e Carmelo Genovese